La Democrazia dei Lumi

di Marco Malaguti

Ci siamo arrivati finalmente, cari lettori.  Il mondo è salvo,  l’umanità redenta, l’Italia, per l’ennesima volta, salvata in punto di morte. “Come il 25 Aprile”, “una nuova Vittorio Veneto”, già immagino i titoloni dei giornali di domani, niente di più facile. Cosa è successo? Semplicemente Berlusconi si è dimesso. Siccome è un noto eversivo, Berlusconi si è dimesso solamente quando si è trovato in minoranza in parlamento, e non ha ascoltato i consigli di autorevoli personalità di governo, quali per esempio i giornali inglesi, Crozza, Pierluigi Bersani, la Carlucci e Billy Costacurta. L’Italia è salva, andremo tutti in paradiso, tranne Berlusconi e il governo che invece andranno all’inferno. Desidero però ricordare che Berlusconi non è assolutamente stato mandato a casa dalla politica, ossia dagli elettori italiani, quanto piuttosto da un’èlite finanziario-tecnocratica che agisce fluttuando tra Bruxelles e Washington e che in questo blog è già stata più volte denunciata. Ma andiamo con ordine. Quante volte la sovranità popolare è stata calpestata dai signori (eletti da nessuno) della Banca Centrale Europea? Il Parlamento Europeo, ormai baracca priva di potere, buona solo a votare “mozioni” sulle famigerate zucchine e banane, non ha alcun potere legislativo, poichè il cuore dell’Europa è e rimane la BCE, con sede nella borsa di Francoforte. La BCE detta, assieme al Fondo Monetario Internazionale ed alla Organizzazione Internazionale del Commercio (WTO) l’agenda ai leaders dell’Unione Europea (leggasi Sarkozy e Merkel) i quali non sono che meri tutori dei rattoppati istituti bancari dei loro paesi che, in caso di fallimento, si tirerebbero dietro l’economia di pressochè l’80% del mondo. A loro volta gli istituti bancari sono “giudicati” dalle famose agenzie di rating internazionale, agenzie incaricate di giudicare gli stati di salute di stati, banche, regioni, multinazionali, aziende, persino enti locali. C’è un gran dibattere tra la gente in questo periodo su chi ci sia dietro alle agenzie di rating. Chi siano cioè i proprietari di Moody’s, Standard and Poor’s, Fitch Ratings, per citarne alcune. Basta fare qualche ricerca in rete per vedere che i proprietari, o quanto meno i finanziatori di queste agenzie siano i sempre arcinoti nomi di Goldman Sachs, Rotschild e altri colossi della galassia bancaria, ovvero proprio coloro che più dovrebbero essere sotto la lente d’ingradimento di agenzie di rating affidabili. D’altra parte le agenzie di rating, come abbiamo potuto constatare hanno già toppato clamorosamente più d’una volta. Questi mostri di sicumera che dall’oggi al domani possono scatenare, con un solo tratto di penna perdite di miliardi sui mercati di tutto il mondo non hanno previsto nè il crack dei subprime, nè quello di Lehman Brothers, nè ENRON nè Parmalat. Fatalità? No. Semplicemente le agenzie di rating fanno cartello e prevedono solo quanto fa comodo agli interessi dei loro finanziatori, il che secondo le leggi del mercato capitalistico non fa’ una grinza. Tutti ricordano infatti molto bene le parole, subito censurate, del broker borsistico anglo-iraniano che ad una esterrefatta giornalista confessava che Goldman Sachs governa il mondo, nonchè che questa crisi, per chi sa muoversi è una grande opportunità e che presto milioni di correntisti vedranno i propri conti volatilizzarsi. Parole profetiche? Speriamo di no, ma nutro seri dubbi. Gli attacchi speculativi contro i cossiddetti paesi europei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) sono stati tutti orchestrati dalle agenzie di rating, che hanno scatenato tempeste borsistiche senza precedenti dai tempi del 1929. La politica in tutto questo è assente, ed in quanto in regime di capitalismo, le sue mosse non possono che essere dipendenti dalle irrazionali volontà dei mercati,  senza dimenticare che spesso i sacerdoti del mercatismo giudicano questo sistema troppo logico ed accademico per farlo anche banalmente legislare democraticamente da qualcosa di tanto irrazionale come gli elettori. Ma d’altra parte, è ovvio, persone in grado di bruciare miliardi in base alle dichiarazioni di Giuliano Ferrara (è accaduto 2 giorni fa a Piazza Affari) o di costruire guadagni su solide imprese quali Enron, Parmalat, Cirio e i bond argentini, sono perfettamente in grado di darci lezioni di fredda logica illuministica. Ma quante volte l’Unione Europea, in vista dei suoi progetti mercatistici, ha cancellato la becera e ignorante volontà popolare? E’ accaduto diverse volte negli ultimi tempi. Andiamo con ordine. Quando a suo tempo venne presentata la famigerata Costituzione Europea, che tra l’altro prevedeva una sempre maggior interdipendenza economica tra i paesi,  i governi francese ed olandese chiesero l’opinione ai reciproci elettori, risultato: sia in Francia sia nei Paesi Bassi la Costituzione venne respinta. Poichè il parere di tutti i membri è vincolante, basta la contrarietà di uno solo dei paesi a far naufragare tutto, ragion per cui la CE venne accantonata. Ma l’UE si arrese? Tutt’altro. Ecco qualche tempo dopo ricomparire la CE col nome di “Trattato di Lisbona” (le modifiche sono infatti minime e di irrisoria entità). Francia e Paesi Bassi furono diffidati dal riproporre nuovi referendum, benchè la loro opinione pubblica rimanesse ferocemente contraria ad ulteriori cessioni di sovranità. Fu invece l’Irlanda guidata dal governo conservatore dei Fianna Fail a sottoporre a referendum il nuovo progetto europeo. Nonostante l’Irlanda dovesse all’Unione Europea il suo, poi rivelatosi farlocco, boom economico che le aveva garantito la nomea di “tigre celtica”, l’elettorato irlandese votò con una buon maggioranza contro il Trattato. Irritati per il risultato che invalidava il grande sogno euromassonico i tecnocrati di Bruxelles imposero un secondo referendum poco tempo dopo senza motivazioni precise. Della serie “se voti sbagliato io ti faccio rivotare e rivotare fino a che non voti giusto”. Un bellissimo sistema che fa sì che tutto rimanga in democrazia, truccare le elezioni in stile sovietico infatti sarebbe stato poco spiegabile per nazioni che poi presentano petizioni per irregolarità elettorali contro Ucraina e Bielorussia. Invece così è tutto pulito, tutto regolare. Che imparino quei cialtroni anti-democratici degli svizzeri! Ma non è finita, perchè dopo l’Irlanda un’altra nazione era decisa ad opporsi al processo di “integrazione europea” voluto dalle tecnocrazie. La Repubblica Ceca, per bocca del suo presidente, l’euroscettico Vaclav Klaus. Nonostante il 65% della popolazione boema appoggiasse i propositi di Klaus egli attraverso reiterate minacce di conseguenze economiche, soprattutto da parte tedesca, venne costretto a firmare, come denunciato nel libro “La Dittatura Europea” di Ida Magli. Pochi giorni fa un altro intoppo sul cammino del Grande Sogno Europeo. Il Fondo Salva- Stati quel bicchierino d’acqua che dovrebbe grossomodo dissetare sei elefanti, è infatti anch’ess vincolato alla volontà di tutti i paesi membri dell’Europa a 27. Approvato da tutti, non sortisce però la stessa sorte in Slovacchia, dove un malcapitato partito di destra identitaria, pur essendo parte del governo, decide di votare NO. Risultato, il governo, che aveva posto la fiducia CADE, si forma una coalizione tecnica che, guardacaso, ripete il voto, questa volta approvando il Fondo, e poi si andrà ad elezioni. Originale? Andiamo avanti. Passa qualche settimane ed il presidente greco, il socialista Papandreu, dopo i sanguinosi scontri di piazza in tutta la Grecia a seguito delle politiche economiche DETTATE dall’Unione Europea scatena il panico in borsa dichiarando di voler vincolare a referendum il pacchetto di manovre richieste dall’Unione Europea alla Grecia che possano garantire ulteriori fondi per mandare avanti le sue infrastrutture.
L’opinione pubblica greca, risaputamente contraria, viene immediatamente vista dai mercati come un pericolo mortale, e ne viene una risposta chiarissima. Le borse europee sprofondano, i titoli bancari che detengono la maggior parte del debito greco, guardacaso in larga parte franco-tedeschi, vengono sospesi per eccesso di ribasso. Il popolo non deve essere consultato, la politica non deve poter agire, il meccanismo mercatista si espone ormai sempre più a viso aperto mano a mano che la crisi morde più pervicacemente. Papandreu è nottetempo convocato a Bruxelles dove si incontra con Sarkozy e Merkel che lo costringono a cambiare il quesito referendario da “volete o no i nuovi aiuti dell’UE” al più perentorio “dentro o fuori dall’Euro, e dunque, dall’Unione Europea?”. Numerosi segnali continuano però a suggerire la contrarietà dell’opinione pubblica greca, che premerebbe per un default e per una cancellazione unilaterale del debito, esattamente come a suo tempo fece l’Argentina, che oggi guardacaso è uno dei pochi paesi al mondo a non risentire della crisi, assieme all’Ecuador, dove il presidente Correa dichiarò de facto nullo ogni debito contratto dai governi equadoregni con le banche occidentali sulle spalle del popolo. Questi esempi non devono passare, per due motivi principali: salvaguardare gli interessi delle banche franco-tedesche, a loro volta caposaldo dei soliti signori ingrembiulati della finanza mondiale, ed in secundis mantenere schiave intere nazioni, come la Grecia, con il pretesto del debito da resistuire, che rimarrà tale in saecula saeculorum. Ma la Grecia non cede, e Merkel e Sarkò parlano chiaramente con Papandreu “il referendum non si deve fare”. Tempo un giorno e Papandreu annuncia ad un parlamento allibito che “ha cambiato idea” e che per il bene del paese occorre accettare i sacrifici IMPOSTI dall’Unione Europea. Papandreu dunque chiede la fiducia al suo parlamento, che gliela nega, si apre una crisi di governo, contemporaneamente alla quale i mercati, mostrando grande senso dello stato, crescono con brio per tutta la giornata. Ancora qualche giorno ed ecco che Papandreu si dimette, il governo cade e si cercano accordi per un esecutivo di unità nazionale. Nessuno infatti vuole prendersi l’onere di governare, perchè chi approverà le misure imposte dall’Unione non governerà più per i prossimi cento anni. Dunque tutti assieme, in un governo tecnico incolore, se è colpa di tutti è come se non fosse colpa di nessuno. Tanto qualcuno a votare ci andrà sempre. Alla faccia della democrazia di Pericle. E’ notizia di oggi che il nuovo presidente greco è quel simpaticone di Lucas Papademos, guardacaso economista, ex presidente della Banca di Grecia , ex vicepresidente della Banca Centrale Europea (immagino sia un caso), nonchè ex membro di successo della Federal Reserve statunitense. Un curriculum di tutto rispetto. I mercati festeggiano. Contemporaneamente qualcosa di molto simile è successo a Roma. Il governo Berlusconi, già traballante da qualche mese a causa dei reiterati attacchi di Fini, sobillati dall’Unione Europea e dall’uomo di Obama in Italia (leggasi il nostro arzillo Giorgio Napolitano), va sotto alla camera alla votazione del rendiconto finanziario, che passa comunque per l’astensione dei partiti di opposizione. Giorni fa’, voci scatenate da un gigante della finanza internazionale chiamato Giuliano Ferrara, avevano scatenate euforiche reazioni in borsa, dal momento che, si diceva, Berlusconi si sarebbe presto dimesso. Berlusconi ha negato e le borse sono di nuovo scese, con lo spread italo-tedesco galoppante verso i 500 punti. Possiamo facilmente notare che laddove la situazione politica da chiara diventa fumosa ed instabile, là i mercati festeggiano, poichè dove la politica è fumosa, instabile e soprattutto DEBOLE, là le oligarchie finanziarie mondiale possono spadroneggiare facendo i propri porci comodi attraverso i loro uomini di paglia, sotto il falso nome di “governi tecnici”. Berlusconi ha promesso: dopo di me solo il voto, ma non è questa la soluzione caldeggiata dalle opposizioni (eccetto Sinistra e Libertà, onore al merito). Il Terzo Polo dei cicciobelli Fini, Casini e Rutelli respinge categoricamente l’idea di elezioni anticipate, così come il Partito Democratico, più cauto, ma comunque su questa linea anche Di Pietro. Lega e SeL chiedono il voto a gennaio. Napolitano però caldeggia per la soluzione “tecnica”. Ovvero sia un governo di unità nazionale guidato da un tecnico (leggasi: un banchiere) che approvi tosto le riforme economiche lacrime e sangue imposte dall’Unione Europea e poi lasci gli elettori a raccogliere le macerie. Tutti allora daranno la colpa al governo tecnico, o al massimo ad un Berlusconi in esilio ad Hammamet. Tutti con le dita incrociate sperando che gli italiani ci caschino. E comunque, alla fine a votare ci andiamo sempre. D’altronde da vent’anni nei paesi dell’est l’affluenza alle urne è attorno al 50%, così come negli stessi Stati Uniti, e nessuno protesta, l’obbligo di voto è un ricordo naif dei tempi archeologici di Enrico de Nicola. Il nome del tecnico più caldeggiato è quello di Mario Monti, che ha un curriculum se possibile ancora più invidiabile del suo futuro collega greco. Chi è Mario Monti. Varesino classe 1943, è un economista (un caso), ex delegato europeo a Mercato Interno, Concorrenza, Integrazione Finanziaria ed Unione doganale.
Nonchè primo presidente del think tank economicistico Bruegel di Bruxelles. E’, guardacaso, international advisor di Goldman Sachs, nonchè, guardacaso, presidente europeo della Comissione Trilateral, nonchè, guardacaso, attivo membro del Gruppo Bilderberg.
Insomma, lasciamo che siano questi tecnici a decidere per noi, dopotutto se ne intendono di affari (loro). Chi oggi gioisce per la caduta di Berlusconi dovrebbe ragionare sul fatto che la crisi economica non è stata orchestrata dalla Torre di Mordor di Cologno Monzese, nè da Previti o da Dell’Utri, ma piuttosto da meccanismi internazionali NOTI che solo ad occhi poco informati appaiono difficilmente determinabili. La politica, tutta, è impotente, poichè le leve del potere sono da sessant’anni nelle mani di altri, passate da quelle dei militari a quelle degli economisti, senza mai passare da un parlamento e da un popolo. Questa è la realtà dei fatti. Che non esistano colori lo testimonia il fatto che i governi che stanno cadendo in Europa sono di entrambe le parti: a sinistra, con Papandreu e Zapatero, come a destra, con Berlusconi e la slovacca Radicova. La Democrazia non esiste, la democrazia esiste solamente come esistette il dispotismo illuminato. Siamo liberi di decidere le cazzate, ma siccome siamo immaturi, irrazionali, stupidi e puerili, le decisioni importanti non ci vengono sottoposte, ma sono affidate a “tecnici” ed esperti che decidono per noi poveri imbecilli incapaci di capire quant’è bella la finanza e quanto fa schifo andare a votare. Ma il re è nudo, e gli scontri nelle piazze greche, dove brucia la bandiera dell’UE ci dicono una cosa, che le oligarchie finanziarie globali hanno dichiarato guerra ai popoli, ed i popoli cominciano ad avere i primi eroi che muiono sulle barricate, di ogni colore, di ogni nazione.

Viva la Resistenza.

 

2 Risposte a “La Democrazia dei Lumi”

  1. aristocraziadvracrvxiana Dice:

    MAGISTRALE e CONDIVISO AL 100%. Complimenti.
    Helmut Leftbuster

  2. Nyctea Scandiaca (@NycteaScandiax) Dice:

    Grande, da tramandare ai posteri.

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