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	<title>Crevalcore Padana, blog Identitario</title>
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		<title>Il Colpo di Stato prossimo venturo.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 13:25:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://crevalcorepadana.wordpress.com/2011/11/28/il-colpo-di-stato-prossimo-venturo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/D0YM-2r8mcA/2.jpg" alt="" /></a></span>
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		<title>Succede in Emilia.</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 09:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica locale]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto da corriere.it Va in parrocchia, il marito la uccide BRESCELLO (Reggio Emilia) &#8211; Nella mano sinistra stringeva l&#8217;atto di separazione chiesto dalla moglie Rachida alle autorità marocchine: il grande affronto. Nella destra, il martello: la punizione. Uno, due, tre, dieci colpi per spezzare quella donna che gli stava sfuggendo, che «voleva cambiare vita», che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=504&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da corriere.it</p>
<h1>Va in parrocchia, il marito la uccide</h1>
<p><strong>BRESCELLO (Reggio Emilia) &#8211; Nella mano sinistra</strong> stringeva l&#8217;atto di separazione chiesto dalla moglie Rachida alle autorità marocchine: il grande affronto. Nella destra, il martello: la punizione. Uno, due, tre, dieci colpi per spezzare quella donna che gli stava sfuggendo, che «voleva cambiare vita», che aveva smesso di portare il velo, si sforzava di parlare italiano, frequentava altre mamme e aveva trovato negli ambienti della parrocchia, tra i volontari della Caritas e il gruppo ricreativo per i bambini, aiuto, solidarietà e parole nuove. Intollerabile per Mohamed El Ayani, 39 anni, figlio del profondo Marocco, musulmano osservante, la famiglia vissuta come una proprietà. La sola idea che qualche amico potesse irriderlo per le frequentazioni cattoliche della sua donna ha spento anche l&#8217;ultima luce nella mente dell&#8217;uomo, che ha colpito Rachida Radi, 35 anni, fino a sfondarle il cranio. «Voleva lasciarmi&#8230;» ha poi biascicato in uno sdrucciolevole italiano ai carabinieri, ai quali si è presentato un&#8217;ora dopo, insanguinato e con in braccio la figlia piccola di 4 anni, che probabilmente ha assistito al delitto, è il sospetto degli inquirenti, anche se l&#8217;omicida confusamente nega.<br />
Rachida è rimasta nel soggiorno di via Manzoni, in un lago di sangue: e solo per caso la figlia grande di 11 anni, che rientrava da scuola, non si è imbattuta in quel cadavere deturpato.<br />
Non è molto importante a questo punto sapere se El Ayani, a 7 giorni da quel delitto che ha fatto piangere Sorbolo Levante, frazione di Brescello, terra di Po, pioppeti, Peppone e don Camillo, sia pentito o abbia la minima coscienza dell&#8217;orrore commesso.</p>
<p><strong>È Rachida, solo lei, che ci interessa. </strong>Il suo martirio. Il suo sogno spezzato. Ennesimo volto di quella guerra troppo spesso dimenticata, e dove le vittime sono sempre e solo da una parte, che ha fatto ieri da sfondo alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, a firma delle Nazioni Unite. Donne immigrate che pagano con la vita il tentativo di sottrarsi al giogo medievale di mariti e parenti. El Ayani, come decine di altri padri padroni, è un uomo che non aveva capito niente. Non aveva capito che Rachida, anche se tutte le notti si coricava al suo fianco, lo aveva lasciato da un pezzo. Non aveva capito che lui e la moglie erano due lontanissimi pianeti sotto lo stesso tetto. Lui, un lavoro in un&#8217;impresa di pulizie a Parma, pochi amici e nessuna frequentazione a Sorbolo Levante. Era arrivato in Italia nel &#8217;95. Schivo, silenzioso, incapace di fronteggiare la voglia di autonomia della moglie e della figlia più grande. Lei, l&#8217;esatto contrario. «Aveva una grande voglia di integrarsi» racconta il sindaco, Giuseppe Vezzani. Per arrotondare il bilancio domestico, faceva lavoretti per la parrocchia, ma, più che i pacchi dono che ogni tanto riceveva, a Rachida interessava conoscere persone nuove. «La sua vita con il marito era diventata un inferno, spesso lui alzava le mani: lei non l&#8217;ha mai denunciato, ma l&#8217;estate scorsa, approfittando di un viaggio in Marocco, aveva avviato le pratiche per la separazione» raccontano alcuni volontari di un&#8217;associazione cattolica. Parlare di conversione, non è tecnicamente esatto. Quello di Rachida, come spiega chi la frequentava, «si configurava come un graduale percorso verso un mondo e una fede completamente nuovi».</p>
<p><strong>Il giorno della mattanza, il parroco di Brescello,</strong> don Giovanni, è stato tra i primi a precipitarsi nella casa di via Manzoni. Impietrito davanti a quel sangue, si è messo a pregare. E la sera, in chiesa, ha ricordato così Rachida: «Il nostro pensiero va a una giovane donna, che non è più davanti ai nostri occhi, ma davanti agli occhi di Dio».</p>
<p>Francesco Alberti</p>
<p>26 Novembre 2011</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crevalcorepadana.wordpress.com/504/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crevalcorepadana.wordpress.com/504/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=504&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>A Modena l&#8217;integrazione funziona benissimo.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:38:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[tratto dalla Gazzetta di Modena di Stefano Totaro Il branco è sceso in città compatto per rapinare. In venti, venticinque, di numero e di anni, tutti di colore, hanno invaso il negozio DataTrade, esclusivista di Apple in piazza Mazzini, nel cuore della città. Hanno aspettato che il loro capofila strappasse dalle mani dell’addetto un Ipad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=498&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto dalla Gazzetta di Modena</p>
<p>di Stefano Totaro</p>
<p><a href="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/11/jpg_1663607.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-500" title="jpg_1663607" src="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/11/jpg_1663607.jpg?w=300&#038;h=179" alt="" width="300" height="179" /></a></p>
<p>Il branco è sceso in città compatto per rapinare. In venti, venticinque, di numero e di anni, tutti di colore, hanno invaso il negozio DataTrade, esclusivista di Apple in piazza Mazzini, nel cuore della città. Hanno aspettato che il loro capofila strappasse dalle mani dell’addetto un Ipad ed è scattato fulmineo il colpo: dai giubbotti sono comparse forbici dalle lunghissime lame, sono stati strappati e tagliati i cavi che agganciano i prodotti esposti, collegati col sistema d’allarme, e poi razzia, tutti fuori con tre Ipad e cinque Ipod.</p>
<p>Ma non è finita qui: scazzottata all’esterno, la fuga in piazza e in via Emilia, l’arrivo della polizia, uno dei rapinatori che viene caricato in auto e portato in questura, due Ipad che vengono recuperati, uno dei due addetti del negozio che prova ad alleviare il dolore con un sacchetto di ghiaccio tenuto sulla testa.</p>
<p>Lunedì mattina, ore 10.30, la banda di giovanissimi “occupa” il negozio. Ma l’allarme era scattato tempo prima. Gabriele, che ha diviso con Simone la disavventura, spiega: «Avevo avvisato la polizia che oggi sarebbe successo qualcosa. Certo, nessuno si aspettava che arrivassero in venticinque&#8230; Nel marzo di quest’anno ci rubarono due Ipad. Qualche giorno fa è arrivato un ragazzo di colore dicendo che aveva dei problemi, insomma, ci ha portato l’Ipad per una riparazione e sarebbe venuto a riprenderlo lunedì mattina. Ci siamo accorti che era uno degli Ipad rubati. Allora abbiamo avvisato la polizia, gli agenti ci hanno detto che ovviamente non potevano stazionare tutto il giorno davanti al negozio e di chiamarli quindi non appena si faceva vivo qualcuno. Alle 10.30 quello dell’Ipad è entrato con tutta la sua squadra, tutti di colore, dai 18 ai 23-25 anni, parlavano perfettamente italiano.</p>
<p>Gabriele inizia a “servire” il ragazzo dell’Ipad rubato in marzo. Prima fa in tempo ad avvicinarsi ad una cliente che sta uscendo e le sussurra di chiamare il 113.</p>
<p>«Il mio collega Simone era in fondo al negozio. Non sapevo come fare, allora ho usato Facebook, dicendogli di dare l’allarme. Ma intanto il branco si schiera, prende posizione. Il ragazzo chiede le ultime cose a Gabriele che tiene con due mani l’Ipad. Il ladro allora glielo strappa: è il segnale. Spuntano le forbici, la zona Ipod è razziata così come quella dove sono gli Ipad. I ragazzi iniziano ad uscire dal negozio, escono anche Gabriele e Simone: urla, spintoni, scazzottata. Piombano alcuni agenti in borghese. Parapiglia. due Ipad vengono recuperati in piazza, vicino alla pizzeria. I malviventi se ne erano disfatti, non volevano rischiare più di tanto. Intanto il ragazzo, probabilmente proprio quello dell’Ipad portato ad aggiustare, viene caricato in auto e portato in questura.</p>
<p>Fine del raid, il branco si sparpaglia di corsa per le vie del centro, le Volanti cercano. Ci sono dei sospettati. È probabile che sia una banda di giovani che viene dal comprensorio ceramico, da Sassuolo in particolare e in questa direzione, non tralasciando anche alcune compagnie di studenti, stanno indagando le forze dell’ordine.</p>
<p>Non è infatti la prima volta, soprattutto nell’ultimo mese, che i negozi, specializzati di oggettistica con ampio campionario, vengono presi di mira da ventenni di colore che entrano in tre o quattro, prendono e scappano.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/crevalcorepadana.wordpress.com/498/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/crevalcorepadana.wordpress.com/498/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=498&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Democrazia dei Lumi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 01:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marco Malaguti</p>
<p><a href="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/11/bandiere.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-496" title="bandiere" src="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/11/bandiere.jpg?w=419&#038;h=314" alt="" width="419" height="314" /></a></p>
<p>Ci siamo arrivati finalmente, cari lettori.  Il mondo è salvo,  l&#8217;umanità redenta, l&#8217;Italia, per l&#8217;ennesima volta, salvata in punto di morte. &#8220;Come il 25 Aprile&#8221;, &#8220;una nuova Vittorio Veneto&#8221;, già immagino i titoloni dei giornali di domani, niente di più facile. Cosa è successo? Semplicemente Berlusconi si è dimesso. Siccome è un noto eversivo, Berlusconi si è dimesso solamente quando si è trovato in minoranza in parlamento, e non ha ascoltato i consigli di autorevoli personalità di governo, quali per esempio i giornali inglesi, Crozza, Pierluigi Bersani, la Carlucci e Billy Costacurta. L&#8217;Italia è salva, andremo tutti in paradiso, tranne Berlusconi e il governo che invece andranno all&#8217;inferno. Desidero però ricordare che Berlusconi non è assolutamente stato mandato a casa dalla politica, ossia dagli elettori italiani, quanto piuttosto da un&#8217;èlite finanziario-tecnocratica che agisce fluttuando tra Bruxelles e Washington e che in questo blog è già stata più volte denunciata. Ma andiamo con ordine. Quante volte la sovranità popolare è stata calpestata dai signori (eletti da nessuno) della Banca Centrale Europea? Il Parlamento Europeo, ormai baracca priva di potere, buona solo a votare &#8220;mozioni&#8221; sulle famigerate zucchine e banane, non ha alcun potere legislativo, poichè il cuore dell&#8217;Europa è e rimane la BCE, con sede nella borsa di Francoforte. La BCE detta, assieme al Fondo Monetario Internazionale ed alla Organizzazione Internazionale del Commercio (WTO) l&#8217;agenda ai leaders dell&#8217;Unione Europea (leggasi Sarkozy e Merkel) i quali non sono che meri tutori dei rattoppati istituti bancari dei loro paesi che, in caso di fallimento, si tirerebbero dietro l&#8217;economia di pressochè l&#8217;80% del mondo. A loro volta gli istituti bancari sono &#8220;giudicati&#8221; dalle famose agenzie di rating internazionale, agenzie incaricate di giudicare gli stati di salute di stati, banche, regioni, multinazionali, aziende, persino enti locali. C&#8217;è un gran dibattere tra la gente in questo periodo su chi ci sia dietro alle agenzie di rating. Chi siano cioè i proprietari di Moody&#8217;s, Standard and Poor&#8217;s, Fitch Ratings, per citarne alcune. Basta fare qualche ricerca in rete per vedere che i proprietari, o quanto meno i finanziatori di queste agenzie siano i sempre arcinoti nomi di <strong>Goldman Sachs, Rotschild</strong> e altri colossi della galassia bancaria, ovvero proprio coloro che più dovrebbero essere sotto la lente d&#8217;ingradimento di agenzie di rating affidabili. D&#8217;altra parte le agenzie di rating, come abbiamo potuto constatare hanno già toppato clamorosamente più d&#8217;una volta. Questi mostri di sicumera che dall&#8217;oggi al domani possono scatenare, con un solo tratto di penna perdite di miliardi sui mercati di tutto il mondo non hanno previsto nè il crack dei subprime, nè quello di Lehman Brothers, nè ENRON nè Parmalat. Fatalità? No. Semplicemente le agenzie di rating fanno cartello e prevedono solo quanto fa comodo agli interessi dei loro finanziatori, il che secondo le leggi del mercato capitalistico non fa&#8217; una grinza. Tutti ricordano infatti molto bene le parole, subito censurate, del broker borsistico anglo-iraniano che ad una esterrefatta giornalista confessava che <strong>Goldman Sachs governa il mondo</strong>, nonchè che questa crisi, per chi sa muoversi è una grande opportunità e che presto milioni di correntisti vedranno i propri conti volatilizzarsi. Parole profetiche? Speriamo di no, ma nutro seri dubbi. Gli attacchi speculativi contro i cossiddetti paesi europei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) sono stati tutti orchestrati dalle agenzie di rating, che hanno scatenato tempeste borsistiche senza precedenti dai tempi del 1929. La politica in tutto questo è assente, ed in quanto in regime di capitalismo, le sue mosse non possono che essere dipendenti dalle irrazionali volontà dei mercati,  senza dimenticare che spesso i sacerdoti del mercatismo giudicano questo sistema troppo logico ed accademico per farlo anche banalmente legislare democraticamente da qualcosa di tanto irrazionale come gli elettori. Ma d&#8217;altra parte, è ovvio, persone in grado di bruciare miliardi in base alle dichiarazioni di Giuliano Ferrara (è accaduto 2 giorni fa a Piazza Affari) o di costruire guadagni su solide imprese quali Enron, Parmalat, Cirio e i bond argentini, sono perfettamente in grado di darci lezioni di fredda logica illuministica. Ma quante volte l&#8217;Unione Europea, in vista dei suoi progetti mercatistici, ha cancellato la becera e ignorante volontà popolare? E&#8217; accaduto diverse volte negli ultimi tempi. Andiamo con ordine. Quando a suo tempo venne presentata la famigerata Costituzione Europea, che tra l&#8217;altro prevedeva una sempre maggior interdipendenza economica tra i paesi,  i governi francese ed olandese chiesero l&#8217;opinione ai reciproci elettori, risultato: sia in Francia sia nei Paesi Bassi la Costituzione venne respinta. Poichè il parere di tutti i membri è vincolante, basta la contrarietà di uno solo dei paesi a far naufragare tutto, ragion per cui la CE venne accantonata. Ma l&#8217;UE si arrese? Tutt&#8217;altro. Ecco qualche tempo dopo ricomparire la CE col nome di &#8220;Trattato di Lisbona&#8221; (le modifiche sono infatti minime e di irrisoria entità). Francia e Paesi Bassi furono diffidati dal riproporre nuovi referendum, benchè la loro opinione pubblica rimanesse ferocemente contraria ad ulteriori cessioni di sovranità. Fu invece l&#8217;Irlanda guidata dal governo conservatore dei Fianna Fail a sottoporre a referendum il nuovo progetto europeo. Nonostante l&#8217;Irlanda dovesse all&#8217;Unione Europea il suo, poi rivelatosi farlocco, boom economico che le aveva garantito la nomea di &#8220;tigre celtica&#8221;, l&#8217;elettorato irlandese votò con una buon maggioranza contro il Trattato. Irritati per il risultato che invalidava il grande sogno euromassonico i tecnocrati di Bruxelles imposero un secondo referendum poco tempo dopo senza motivazioni precise. Della serie &#8220;se voti sbagliato io ti faccio rivotare e rivotare fino a che non voti giusto&#8221;. Un bellissimo sistema che fa sì che tutto rimanga in democrazia, truccare le elezioni in stile sovietico infatti sarebbe stato poco spiegabile per nazioni che poi presentano petizioni per irregolarità elettorali contro Ucraina e Bielorussia. Invece così è tutto pulito, tutto regolare. Che imparino quei cialtroni anti-democratici degli svizzeri! Ma non è finita, perchè dopo l&#8217;Irlanda un&#8217;altra nazione era decisa ad opporsi al processo di &#8220;integrazione europea&#8221; voluto dalle tecnocrazie. La Repubblica Ceca, per bocca del suo presidente, l&#8217;euroscettico Vaclav Klaus. Nonostante il 65% della popolazione boema appoggiasse i propositi di Klaus egli attraverso reiterate minacce di conseguenze economiche, soprattutto da parte tedesca, venne costretto a firmare, come denunciato nel libro &#8220;La Dittatura Europea&#8221; di Ida Magli. Pochi giorni fa un altro intoppo sul cammino del Grande Sogno Europeo. Il Fondo Salva- Stati quel bicchierino d&#8217;acqua che dovrebbe grossomodo dissetare sei elefanti, è infatti anch&#8217;ess vincolato alla volontà di tutti i paesi membri dell&#8217;Europa a 27. Approvato da tutti, non sortisce però la stessa sorte in Slovacchia, dove un malcapitato partito di destra identitaria, pur essendo parte del governo, decide di votare NO. Risultato, il governo, che aveva posto la fiducia CADE, si forma una coalizione <strong>tecnica</strong> che, guardacaso, ripete il voto, questa volta approvando il Fondo, e poi si andrà ad elezioni. Originale? Andiamo avanti. Passa qualche settimane ed il presidente greco, il socialista Papandreu, dopo i sanguinosi scontri di piazza in tutta la Grecia a seguito delle politiche economiche DETTATE dall&#8217;Unione Europea scatena il panico in borsa dichiarando di voler vincolare a referendum il pacchetto di manovre richieste dall&#8217;Unione Europea alla Grecia che possano garantire ulteriori fondi per mandare avanti le sue infrastrutture.<br />
L&#8217;opinione pubblica greca, risaputamente contraria, viene immediatamente vista dai mercati come un pericolo mortale, e ne viene una risposta chiarissima. Le borse europee sprofondano, i titoli bancari che detengono la maggior parte del debito greco, guardacaso in larga parte franco-tedeschi, vengono sospesi per eccesso di ribasso. Il popolo non deve essere consultato, la politica non deve poter agire, il meccanismo mercatista si espone ormai sempre più a viso aperto mano a mano che la crisi morde più pervicacemente. Papandreu è nottetempo convocato a Bruxelles dove si incontra con Sarkozy e Merkel che lo costringono a cambiare il quesito referendario da &#8220;volete o no i nuovi aiuti dell&#8217;UE&#8221; al più perentorio &#8220;dentro o fuori dall&#8217;Euro, e dunque, dall&#8217;Unione Europea?&#8221;. Numerosi segnali continuano però a suggerire la contrarietà dell&#8217;opinione pubblica greca, che premerebbe per un default e per una cancellazione unilaterale del debito, esattamente come a suo tempo fece l&#8217;Argentina, che oggi guardacaso è uno dei pochi paesi al mondo a non risentire della crisi, assieme all&#8217;Ecuador, dove il presidente Correa dichiarò de facto nullo ogni debito contratto dai governi equadoregni con le banche occidentali sulle spalle del popolo. Questi esempi non devono passare, per due motivi principali: salvaguardare gli interessi delle banche franco-tedesche, a loro volta caposaldo dei soliti signori ingrembiulati della finanza mondiale, ed in secundis mantenere schiave intere nazioni, come la Grecia, con il pretesto del debito da resistuire, che rimarrà tale <em>in saecula saeculorum.</em> Ma la Grecia non cede, e Merkel e Sarkò parlano chiaramente con Papandreu &#8220;il referendum non si deve fare&#8221;. Tempo un giorno e Papandreu annuncia ad un parlamento allibito che &#8220;ha cambiato idea&#8221; e che per il bene del paese occorre accettare i sacrifici IMPOSTI dall&#8217;Unione Europea. Papandreu dunque chiede la fiducia al suo parlamento, che gliela nega, si apre una crisi di governo, contemporaneamente alla quale i mercati, mostrando grande senso dello stato, crescono con brio per tutta la giornata. Ancora qualche giorno ed ecco che Papandreu si dimette, il governo cade e si cercano accordi per un esecutivo di unità nazionale. Nessuno infatti vuole prendersi l&#8217;onere di governare, perchè chi approverà le misure imposte dall&#8217;Unione non governerà più per i prossimi cento anni. Dunque tutti assieme, in un governo tecnico incolore, se è colpa di tutti è come se non fosse colpa di nessuno. Tanto qualcuno a votare ci andrà sempre. Alla faccia della democrazia di Pericle. E&#8217; notizia di oggi che il nuovo presidente greco è quel simpaticone di <strong>Lucas Papademos</strong>, guardacaso economista, ex presidente della Banca di Grecia , ex vicepresidente della Banca Centrale Europea (immagino sia un caso), nonchè ex membro di successo della Federal Reserve statunitense. Un curriculum di tutto rispetto. I mercati festeggiano. Contemporaneamente qualcosa di molto simile è successo a Roma. Il governo Berlusconi, già traballante da qualche mese a causa dei reiterati attacchi di Fini, sobillati dall&#8217;Unione Europea e dall&#8217;uomo di Obama in Italia (leggasi il nostro arzillo Giorgio Napolitano), va sotto alla camera alla votazione del rendiconto finanziario, che passa comunque per l&#8217;astensione dei partiti di opposizione. Giorni fa&#8217;, voci scatenate da un gigante della finanza internazionale chiamato <strong>Giuliano Ferrara,</strong> avevano scatenate euforiche reazioni in borsa, dal momento che, si diceva, Berlusconi si sarebbe presto dimesso. Berlusconi ha negato e le borse sono di nuovo scese, con lo spread italo-tedesco galoppante verso i 500 punti. Possiamo facilmente notare che laddove la situazione politica da chiara diventa fumosa ed instabile, là i mercati festeggiano, poichè dove la politica è fumosa, instabile e soprattutto DEBOLE, là le oligarchie finanziarie mondiale possono spadroneggiare facendo i propri porci comodi attraverso i loro uomini di paglia, sotto il falso nome di &#8220;governi tecnici&#8221;. Berlusconi ha promesso: dopo di me solo il voto, ma non è questa la soluzione caldeggiata dalle opposizioni (eccetto Sinistra e Libertà, onore al merito). Il Terzo Polo dei cicciobelli Fini, Casini e Rutelli respinge categoricamente l&#8217;idea di elezioni anticipate, così come il Partito Democratico, più cauto, ma comunque su questa linea anche Di Pietro. Lega e SeL chiedono il voto a gennaio. Napolitano però caldeggia per la soluzione &#8220;tecnica&#8221;. Ovvero sia un governo di unità nazionale guidato da un tecnico (leggasi: un banchiere) che approvi tosto le riforme economiche lacrime e sangue imposte dall&#8217;Unione Europea e poi lasci gli elettori a raccogliere le macerie. Tutti allora daranno la colpa al governo tecnico, o al massimo ad un Berlusconi in esilio ad Hammamet. Tutti con le dita incrociate sperando che gli italiani ci caschino. E comunque, alla fine a votare ci andiamo sempre. D&#8217;altronde da vent&#8217;anni nei paesi dell&#8217;est l&#8217;affluenza alle urne è attorno al 50%, così come negli stessi Stati Uniti, e nessuno protesta, l&#8217;obbligo di voto è un ricordo naif dei tempi archeologici di Enrico de Nicola. Il nome del tecnico più caldeggiato è quello di <strong>Mario Monti</strong>, che ha un curriculum se possibile ancora più invidiabile del suo futuro collega greco. Chi è Mario Monti. Varesino classe 1943, è un economista (un caso), ex delegato europeo a <strong>Mercato Interno, Concorrenza, Integrazione Finanziaria ed Unione doganale</strong>.<br />
Nonchè primo presidente del think tank economicistico Bruegel di Bruxelles. E&#8217;, guardacaso, international advisor di <strong>Goldman Sachs</strong>, nonchè, guardacaso, presidente europeo della <strong>Comissione Trilateral</strong>, nonchè, guardacaso, attivo membro del <strong>Gruppo Bilderberg</strong>.<br />
Insomma, lasciamo che siano questi tecnici a decidere per noi, dopotutto se ne intendono di affari (loro). Chi oggi gioisce per la caduta di Berlusconi dovrebbe ragionare sul fatto che la crisi economica non è stata orchestrata dalla Torre di Mordor di Cologno Monzese, nè da Previti o da Dell&#8217;Utri, ma piuttosto da meccanismi internazionali NOTI che solo ad occhi poco informati appaiono difficilmente determinabili. La politica, tutta, è impotente, poichè le leve del potere sono da sessant&#8217;anni nelle mani di altri, passate da quelle dei militari a quelle degli economisti, senza mai passare da un parlamento e da un popolo. Questa è la realtà dei fatti. Che non esistano colori lo testimonia il fatto che i governi che stanno cadendo in Europa sono di entrambe le parti: a sinistra, con Papandreu e Zapatero, come a destra, con Berlusconi e la slovacca Radicova. La Democrazia non esiste, la democrazia esiste solamente come esistette il dispotismo illuminato. Siamo liberi di decidere le cazzate, ma siccome siamo immaturi, irrazionali, stupidi e puerili, le decisioni importanti non ci vengono sottoposte, ma sono affidate a &#8220;tecnici&#8221; ed esperti che decidono per noi poveri imbecilli incapaci di capire quant&#8217;è bella la finanza e quanto fa schifo andare a votare. Ma il re è nudo, e gli scontri nelle piazze greche, dove brucia la bandiera dell&#8217;UE ci dicono una cosa, che le oligarchie finanziarie globali hanno dichiarato guerra ai popoli, ed i popoli cominciano ad avere i primi eroi che muiono sulle barricate, di ogni colore, di ogni nazione.</p>
<p>Viva la Resistenza.</p>
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		<title>Europa 2029</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 08:18:32 +0000</pubDate>
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		<title>Emiliani: popolo felice di estinguersi.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 11:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica locale]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; tratto da &#8220;Repubblica&#8221; Sorpasso in culla, il record di Novi di Modena. Per la prima volta in un Comune i figli di extracomunitari superano il 50% del totale. È il melting pot all&#8217;emiliana. Il sindaco: &#8220;I bimbi per noi sono bimbi, non hanno colore&#8221;. E la Lega protesta di JENNER MELETTI NOVI DI MODENA [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=489&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/09/public__mercatino_pic_7525_7525_cicciobello3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-490" title="public__mercatino_pic_7525_7525_cicciobello3" src="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/09/public__mercatino_pic_7525_7525_cicciobello3.jpg?w=450&#038;h=599" alt="" width="450" height="599" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tratto da &#8220;Repubblica&#8221;</p>
<h3>Sorpasso in culla, il record di Novi di Modena. Per la prima volta in un Comune i figli di extracomunitari superano il 50% del totale. È il melting pot all&#8217;emiliana. Il sindaco: &#8220;I bimbi per noi sono bimbi, non hanno colore&#8221;. E la Lega protesta <em> di JENNER MELETTI</em></h3>
<p><strong>NOVI DI MODENA</strong> &#8211; Corrono sui larghi marciapiedi di piazza 1° Maggio, Ratil, Said, Floresita, Karanjiot e Aayan. Le loro mamme li controllano e li sgridano se si allontanano troppo. Su un muro, sopra la sala civica comunale, c&#8217;è un grande poster con decine di fotografie: il caporeparto italiano che insegna al pakistano come si usa il tornio.</p>
<p>Bimbi di tutti i colori alla scuola elementare, una famiglia indiana con nonna al centro, altri indiani in una stalla&#8230; Sotto, una scritta con l&#8217;articolo 3 della Costituzione: &#8220;Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione&#8230;&#8221;.</p>
<p>Sembra l&#8217;istantanea di un paese felice. Ma le voci che si sentono al bar Commercio, di fronte al municipio, raccontano un altro paese. &#8220;Questi qui, ormai, in dapertot, sono dappertutto. A sem pin &#8216;d furaster, siamo pieni di forestieri&#8221;.</p>
<p>&#8220;Questi qui&#8221; sono gli stranieri, che hanno cominciato ad arrivare agli inizi degli anni &#8217;90 e adesso sono 2.081, il 18,1% di una popolazione di 11.473 abitanti. E adesso, questi forestieri arrivati a Novi hanno conquistato un nuovo record: per la prima volta in un paese italiano &#8211; secondo gli studi della fondazione Leone Moressa di Venezia &#8211; le nascite di bambini figli di stranieri superano quelle dei figli di italiani, con il 51,4% del totale.</p>
<p>Entri all&#8217;anagrafe e capisci subito che il paese che pensava che Mantova e Reggio Emilia fossero all&#8217;estero è ormai un ricordo lontano. &#8220;Register office, bureau d&#8217;etat civil&#8221;, dicono le targhe. In fila, cinesi e pachistani, una famiglia moldava e poi un&#8217;anziana di Novi, con badante romena. Il sindaco, Luisa Turci, del Pd &#8211; in giunta c&#8217;è anche Rifondazione &#8211; è stata per decenni dirigente della Cna ed è abituata a giocare a carte scoperte. &#8220;Anche questa notizia &#8211; dice &#8211; creerà polemiche. Novi piena di immigrati, il Comune che pensa solo agli stranieri, questi che arrivano per sfruttare i servizi e le risorse accumulate per decenni da noi novesi&#8230; Mi sembra già di sentire l&#8217;opposizione Pdl e Lega nel prossimo consiglio comunale. Bambini stranieri più numerosi degli italiani? Secondo me il fatto positivo è questo: nascono bambini, e i bambini sono bambini. Divento una iena, quando si cerca di discriminare un neonato o un ragazzino per il colore della sua pelle. Gli adulti stranieri, anche se più deboli, si possono difendere. I bimbi no. E noi dobbiamo imparare da questi piccoli. In prima elementare, dove ci sono cinesi, pachistani e tanti altri, ho chiesto a una bimba italiana: ci sono stranieri, nella tua classe? Lei mi ha guardato stupita e mi ha risposto: no, non ce ne sono. Per lei ci sono Lin, Said, Hajar, compagni di classe, non stranieri&#8221;.</p>
<p>Alla Lega Nord il boom di nascite &#8220;extracomunitarie&#8221; è gradito come la grandine sull&#8217;uva. &#8220;Era prevedibile &#8211; dice Federica Boccaletti, capogruppo dell&#8217;opposizione &#8211; e con una politica come quella fatta dal Comune, inevitabile. Novi ha la più alta percentuale di stranieri della provincia di Modena, e il boom delle nascite è una conseguenza. Io non ho mai detto: via gli stranieri. Io dico: non basta dire venite da noi, bisogna fare una politica di integrazione. E per questa non servono i pranzi multietnici ma è necessaria un&#8217;opera di alfabetizzazione. Gli stranieri debbono conoscere le nostre leggi e le nostre tradizioni, e rispettarle. L&#8217;anno scorso c&#8217;è stato un drammatico campanello d&#8217;allarme ma non è servito a nulla&#8221;.</p>
<p>Il 3 ottobre 2010 Hamad Khan Butt, pachistano, assieme al figlio Humair uccise con spranghe e pietre la moglie Begm Shnez, che difendeva la figlia Nosheen, perché non accettava un matrimonio combinato dai maschi di famiglia. Anche la ragazza fu ferita gravemente.</p>
<p>&#8220;Adesso che c&#8217;è la crisi &#8211; dice la capogruppo leghista &#8211; bisogna stare attenti con le risorse. Gli stranieri sono sempre in cima alle graduatorie per l&#8217;asilo, la materna e altri servizi. Hanno anche le case e i servizi, costruiti però dalle famiglie novesi che da secoli lavorano qui e producono reddito&#8221;.</p>
<p>Il vicesindaco Italo Malagola e l&#8217;assessore Vania Pederzoli non si scompongono. Mostrano dati e tabelle. &#8220;Guardi la lista per i nidi e le materne. In testa ci sono gli italiani. Questo perché primo requisito per entrare in graduatoria è il lavoro di entrambi i genitori. Nelle famiglie straniere la donna è quasi sempre a casa e così non ottiene punti. E poi ci sono le rette per loro troppo alte, da 75 a 425 euro al nido, da 90 a 160 alla materna. E così i bambini stranieri nei nidi &#8211; noi diciamo purtroppo &#8211; sono 7 in tutto su 58. Le case comunali? Su 46 appartamenti solo 8 sono affittati ad extracomunitari. Nomi e cognomi di tutti coloro che hanno le case, sono in graduatoria per l&#8217;asilo o ricevono sussidi dal Comune, sono nostro sito internet e affissi nel&#8217;albo comunale. Anche con la crisi, riusciamo a ospitare nei nidi il 36,8% dei bimbi, contro il 27% della Regione e il 12% nazionale. Le polemiche comunque continuano, contro gli stranieri che rubano il pane agli italiani. Con tanta gente che non arriva a fine mese, chi arriva da lontano è il capro espiatorio ideale&#8221;.</p>
<p>&#8220;Storie già vissute&#8221;, dice Elvio Vezzani, che fu sindaco dal 1980 al 1995. &#8220;Allora il problema erano i meridionali, che venivano a fare gli intonacatori e i pavimentisti e secondo i novesi facevano prezzi stracciati rovinando il mercato&#8221;.</p>
<p>Daniela Malavasi è stata sindaco dal 1997 al 2007. &#8220;Durante i miei mandati gli stranieri sono aumentati dal 4 al 15%, ma non c&#8217;erano ancora tensioni. Il loro numero è infatti cresciuto con i ricongiungimenti familiari, e in paese non si incontravano più maschi soli e senza relazioni&#8221;.</p>
<p>Altri arrivi, nuove tensioni. Gli albanesi che furono i primi a cercare casa e lavoro ora sono 18 in tutto, i pachistani sono 432, i cinesi 788. &#8220;Si viveva di agricoltura, un tempo &#8211; dice il sindaco Luisa Turci &#8211; poi è arrivata l&#8217;industria, con la costruzione di scale. Ma con il blocco dell&#8217;edilizia ora tutto è fermo, l&#8217;industria è sparita&#8221;. Le ultime donne che furono mondine nel Vercellese ora cantano in un bellissimo coro che fa tournée a New York, a Chicago e in Irlanda. In piazza 1° Maggio restano le donne del Pakistan, che con i loro figli che vanno a scuola parlano in italiano. &#8220;Vieni, è ormai ora di cena&#8221;.</p>
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<p>26 settembre 2011</p>
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		<title>Respingere gli immigrati? Conviene anche al portafogli.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 17:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto da  &#8220;L&#8217;Occidentale&#8221; &#160; &#160; Calcolatrice alla mano, il governo danese si è fatto due conti analizzando costi e benefici delle politiche sull’immigrazione dell’ultimo decennio. Scoprendo che il risparmio per le casse statali è stato di 5,1 miliardi di corone ogni anno. Dal 2001 il governo di centro-destra ha reso sempre più severe le leggi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=486&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da  &#8220;L&#8217;Occidentale&#8221;</p>
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<p><img class="alignnone" src="http://www.finchannel.com/images/stories/mixed/danish-border.jpg" alt="" width="500" height="395" /></p>
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<p>Calcolatrice alla mano, il governo danese si è fatto due conti analizzando costi e benefici delle politiche sull’immigrazione dell’ultimo decennio. Scoprendo che il risparmio per le casse statali è stato di 5,1 miliardi di corone ogni anno. Dal 2001 il governo di centro-destra ha reso sempre più severe le leggi che regolano l’accesso degli stranieri, riducendo soprattutto il numero di immigrati provenienti da paesi non occidentali: il risultato è stato un risparmio complessivo di oltre sei miliardi di euro. I dati sono stati pubblicati in un rapporto che mostra come gli immigrati non occidentali costino alle casse statali 15,7 miliardi di corone all’anno; al contrario, quelli che provengono dai paesi occidentali contribuiscono alla ricchezza del paese con 2,2 miliardi.</p>
<p>Il ministro dell’Immigrazione Søren Pind, che già aveva promesso politiche sull’immigrazione più severe condannando il multiculturalismo, ha commentato che “ora è chiaro come abbia importanza chi entra nel paese”, aggiungendo che si impegnerà per “limitare ulteriormente l’accesso a coloro che potrebbero diventare un peso per la Danimarca. Sarò invece felice di accogliere chi contribuirà allo sviluppo della nostra economia”. Soddisfatti dei risparmi anche i socialdemocratici, che guidano l’opposizione e che hanno già detto che non cambieranno le attuali leggi sull’immigrazione se dovessero vincere le prossime elezioni, cercando invece di migliorare laddove i conservatori avrebbero fallito e cioè nell’integrazione.</p>
<p>Chi ha gongolato sfogliando il rapporto è stato il Partito Popolare Danese, che sostiene il governo e che è l’ispiratore delle leggi sull’immigrazione degli ultimi anni. I risultati del rapporto saranno la carta in più che il Partito Popolare Danese giocherà per chiedere un’ulteriore inasprimento di norme che in fatto di immigrazione e asilo sono già le più severe d’Europa. La Danimarca ha sempre tenuto sotto controllo l’immigrazione, regolando gli accessi. Leggi estremamente rigide hanno drasticamente ridotto l’afflusso negli ultimi anni. Una norma del 2008 vieta agli ostelli per i senzatetto finanziati dallo Stato di dare ospitalità agli stranieri che non hanno regolare permesso di soggiorno. E se si è trovati senza permesso scatta l’espulsione immediata.</p>
<p>Se un danese e uno straniero vogliono sposarsi, entrambi devono avere minimo 24 anni. Ma non finisce qui. Il diritto al ricongiungimento familiare e alla residenza per i cittadini extracomunitari è disciplinato da un sistema a punti piuttosto complesso che assegna un tot a fattori come l’età, le esperienze professionali, l’educazione, le competenze linguistiche. Se non si raggiunge un livello minimo, niente permesso di soggiorno. In più lo straniero che aspira al ricongiungimento familiare deve dimostrare la propria indipendenza finanziaria depositando in banca una sorta di caparra per eventuali spese pubbliche. Il risultato è che negli ultimi anni in Danimarca sono entrati più immigrati in cerca di lavoro rispetto a quelli per motivi umanitari o familiari.</p>
<p>Molte organizzazioni umanitarie denunciano violazioni dei diritti civili, ma il governo e soprattutto il Partito Popolare Danese vanno avanti per la propria strada. Gli uomini della euroscettica Pia Kjærsgaard vorrebbero addirittura un impegno del governo a rivedere l’accordo di Schengen, per tornare ai controlli alle frontiere. “Abbiamo problemi con i cittadini dell’est Europa che stanno venendo qui e corriamo il rischio di avere gli stessi problemi con quelli dal Nord Africa” dice la Kjærsgaard: “I controlli alle frontiere sono un diritto per i nostri cittadini”. Difficile che il governo si impegni su questo fronte. Più probabilmente accoglierà altre richieste. Il Partito Popolare Danese chiede ad esempio che le autorità locali incoraggino a tornare nel proprio paese tutti gli immigrati che non trovano lavoro.</p>
<p>Un ulteriore giro di vite ci sarà poi sulla prova di lingua danese, che sarà resa più severa a soli sei mesi dall’introduzione del nuovo sistema a punti. Il governo e il Partito Popolare Danese hanno presentato una proposta per rendere il test ancora più selettivo, innalzando i livelli minimi di sufficienza. La prova dovrà essere superata entro tre mesi dall’arrivo in Danimarca e studiare sarà responsabilità dell’immigrato: nessun obbligo di cumulare un certo numero di ore. L’Istituto danese per i diritti umani ha detto che a questo punto gli stranieri dovranno cominciare a studiare la lingua già prima di entrare in Danimarca. È facile prevedere che il numero di ricongiungimenti familiari calerà ancora.</p>
<p>http://www.loccidentale.it/node/105187</p></div>
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		<title>Sempre più nei guai i pilastri della Repubblica Sovietica Emiliana</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 12:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mafia in Emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; tratto da &#8220;Repubblica&#8221; &#160; MILANO - Imposte dai vertici del partito di Sesto San Giovanni come condizione &#8220;per compiacere la controparte politica nazionale&#8221;, le cooperative entrano nell&#8217;affare della riqualificazione delle ex acciaierie Falck a costo zero. È stato Giuseppe Pasini &#8211; il costruttore sestese che ha accusato Filippo Penati, ex presidente della Provincia di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=483&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.pdlbolognaprovincia.it/imgNoCrop/900/600/1-1/mediaDB/Libro_coop.jpg" alt="" width="205" height="201" /></p>
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<p>tratto da &#8220;Repubblica&#8221;</p>
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<p><strong>MILANO </strong>- Imposte dai vertici del partito di Sesto San Giovanni come condizione &#8220;per compiacere la controparte politica nazionale&#8221;, le cooperative entrano nell&#8217;affare della riqualificazione delle ex acciaierie Falck a costo zero. È stato Giuseppe Pasini &#8211; il costruttore sestese che ha accusato Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano e fino a nove mesi fa capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, di aver movimentato oltre 10 milioni di tangenti &#8211; a raccontare la trattativa tra il suo gruppo immobiliare, le cooperative bolognesi, Penati, all&#8217;epoca sindaco di Sesto, e il suo braccio destro Giordano Vimercati.</p>
<p>Ora i pm della procura di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, vogliono vederci chiaro e interrogare a breve Omer Degli Esposti, il vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori (Ccc), indagato per concussione.</p>
<p>È stato Luca Pasini, figlio di Giuseppe, a ricostruire in procura, il 21 marzo scorso, le fasi della vendita, dalle trattative fino all&#8217;accordo finale. &#8220;Fu Penati personalmente e insieme a Giordano Vimercati, nel corso dell&#8217;iter di approvazione del piano regolatore, a proporci l&#8217;opportunità che il nostro gruppo acquisisse l&#8217;area&#8221;.</p>
<p>Un investimento importante, una superficie quantificata allora in 600mila metri quadrati. I Pasini ritennero &#8220;interessante&#8221; la proposta. &#8220;Soprattutto &#8211; continua Luca &#8211; quando ci fecero presente che la parte di edilizia residenziale convenzionata poteva essere affidata alle coop con le quali potevamo condividere i costi dell&#8217;affare&#8221;.</p>
<p>Fu durante la trattative che comparirono Degli Esposti e Giampaolo Salami, il consulente imposto dalla Ccc: &#8220;Le coop avrebbero garantito la parte romana del partito&#8221;, avrebbe detto Vimercati e Pasini padre spiega come, cioè diventando &#8220;cessionarie di 300mila metri quadri dell&#8217;area&#8221;.</p>
<p>Fu Omer Degli Esposti a promettere a Pasini &#8220;che avrebbe costituito un fondo destinato appositamente all&#8217;acquisto di tale porzione di area. Una promessa non mantenuta, anche se Pasini ne ha sempre richiesto il pagamento. Le coop fecero intendere che non avevano la disponibilità per pagare&#8221; e che tuttavia &#8220;il loro ingresso era condizione indispensabile&#8221;.</p>
<p>Il passo indietro delle cooperative mette in grossa difficoltà l&#8217;immobiliarista sestese. Secondo la ricostruzione della procura, Pasini chiede alla banca un aumento del finanziamento per sopperire al venir meno dei capitali delle coop, un passo indietro che si riverberò anche nei rapporti con Agnello (altro consulente imposto dal Ccc). A lui era destinata una provvigione pari all&#8217;1% e incassò &#8220;un milione di euro invece che due&#8221; per il mancato impegno delle cooperative.</p>
<p>&#8220;Mi sono determinato a versare questo denaro &#8211; dice Pasini &#8211; perché non potevo contraddire le coop se non rischiando di affossare totalmente l&#8217;operazione, e questo perché le cooperative emiliane sono il braccio armato del partito&#8221;. È così che, secondo l&#8217;accusa, vengono liquidate ai due consulenti indicati da Degli Esposti prima le quattro fatture da 620 mila euro l&#8217;una, poi un altro milione di euro, per un totale di circa 3,5 milioni.</p>
<p>Una somma erogata per &#8220;operazioni inesistenti&#8221; insiste la procura, che alla fine sintetizza: &#8220;Stupisce come a fronte delle inadempienze del &#8220;socio emiliano&#8221;, Pasini riconosca loro il diritto a entrare in ogni caso nell&#8217;affare, senza chiedere corrispettivi né pretendere indennizzi, anzi pagando mediazioni inesistenti. La necessità di compiacere la controparte politica nazionale è l&#8217;unica ragionevole spiegazione&#8221;.</p>
<p>Ieri, mentre il gip Anna Magelli interrogava nel carcere di Monza l&#8217;ex assessore all&#8217;Edilizia Pasqualino Di Leva e l&#8217;architetto Marco Magni &#8211; entrambi hanno respinto ogni addebito &#8211; in procura veniva sentita Nicoletta Sostaro, responsabile dello sportello unico dell&#8217;edilizia, indagata per corruzione. La donna ha raccontato di aver preso cinquemila euro dall&#8217;imprenditore Piero Di Caterina per una pratica edilizia, ma di aver subito restituito il denaro, respingendo così ogni responsabilità su presunte tangenti.</p>
<p>La funzionaria ha anche riferito di una cena al ristorante A &#8216;Riccione, a Milano, a cui avrebbero partecipato l&#8217;assessore Di Leva, Giovanni Camozzi (gruppo Zunino) e l&#8217;imprenditore delle bonifiche Giuseppe Grossi. Una cena &#8220;interessante&#8221; per la procura, alla luce di altri interrogatori in base ai quali Zunino e Grossi, nei mesi precedenti all&#8217;acquisto dell&#8217;area Falck, nel 2005, tentavano di accreditarsi con la nuova giunta Oldrini.</p>
<p>Incontri finalizzati &#8211; secondo il racconto di Piero Di Caterina &#8211; all&#8217;aumento delle cubature dell&#8217;area Falck: non i circa 600 mila metri quadrati acquistati da Pasini ma un milione e 300mila. Un obiettivo effettivamente raggiunto, secondo la procura, con il pagamento di una tangente da 710mila euro all&#8217;assessore Di Leva.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>La tanto decantata etica delle nostre coop.</title>
		<link>http://crevalcorepadana.wordpress.com/2011/08/28/la-tanto-decantata-etica-delle-nostre-coop/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 16:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mafia in Emilia]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto da &#8220;Il fatto quotidiano&#8221; &#160; Ccc, dal Civis all’area Falck. Il colosso delle cooperative finito nell’inchiesta di Monza Omer Degli Esposti, vice presidente del colosso Consorzio Cooperative Costruttori (5 miliardi di euro l&#8217;anno), è accusato di concussione dai magistrati di Monza nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;area Falck che ha coinvolto Filippo Penati. Degli Esposti: &#8220;Finché rimanevamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=481&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tratto da &#8220;Il fatto quotidiano&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.costruzionitronca.it/images/pictures/gru001b.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p>Ccc, dal Civis all’area Falck. Il colosso delle cooperative finito nell’inchiesta di Monza</p>
<p>Omer Degli Esposti, vice presidente del colosso Consorzio Cooperative Costruttori (5 miliardi di euro l&#8217;anno), è accusato di concussione dai magistrati di Monza nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;area Falck che ha coinvolto Filippo Penati. Degli Esposti: &#8220;Finché rimanevamo rintanati in Emilia e Toscana, andava bene. Appena abbiamo cominciato a prendere lavori in tutto il Nord abbiamo cominciato a dar fastidio&#8221;. Il presidente della Ccc Collina, invece, appare nei fascicoli della procura di Bologna per l&#8217;affaire Civis.</p>
<div id="testoarticolo">E fu così che il colosso dell’edilizia emiliana finì per la seconda volta nei fascicoli della magistratura. Il <strong>Consorzio Cooperative Costruzioni</strong> (<strong>Ccc</strong>) già aveva visto iscrivere il presidente <strong>Piero Collina</strong> in quello aperto dalla procura di Bologna sull’<strong>affaire Civis</strong>, il tram su gomma a guida ottica da <strong>140 milioni</strong> di euro mai realizzato. E nei giorni scorsi è stata la volta del vice presidente e direttore dei lavori, <strong>Omer Degli Esposti</strong>, accusato di concussione dai magistrati di Monza nell’ambito nell’indagine a carico del Pd <strong>Filippo Penati</strong>, ex presidente della provincia di Milano e consigliere regionale in Lombardia, sul recupero dell’<strong>area Falck</strong> di Sesto San Giovanni.</p>
<p><strong>La presunta concussione per la Falck e i consulenti da 2,4 milioni di euro</strong>. La notizia del coinvolgimento di Degli Esposti circolava già da qualche giorno senza trovare conferme all’inizio. Poi però l’iscrizione nel registro degli indagati è diventata ufficiale e subito sono giunte le reazioni. Tutto regolare, mai offerto un euro di tangenti, hanno fatto sapere da Ccc. Ma diversamente la pensano nella procura lombarda, dove hanno raccolto le dichiarazioni di un imprenditore, <strong>Giuseppe Pasini</strong>, lo stesso che ha fatto il nome di Penati. In base a quanto ha detto agli inquirenti, per essere incluso nell’affare Falk, Pasini sarebbe stato costretto ad avvalersi di due professionisti vicini alle cooperative rosse emiliane, <strong>Francesco Agnello</strong> e <strong>Giampaolo Salami</strong> (entrambi sotto indagine). E a loro avrebbe dovuto liquidare nell’arco di due anni (tra il 2002 e il 2004) fatture per un importo complessivo di <strong>2,4 milioni</strong> di euro.</p>
<p>Nella versione di Omer Degli Esposti, invece, i due consulenti, esperti nella movimentazione immobiliare, avrebbero già avuto contatti propri con la famiglia Falk e l’esperienza acquisita sul campo li avrebbe <strong>resi utili</strong> per il progetto di recupero indipendentemente da qualsiasi segnalazione, che non ci sarebbe stata. L’ammontare del compenso, poi, secondo il vice di Ccc sarebbe servito a saldare “il loro lavoro di un anno e mezzo”. E al <em>Corriere della Sera</em> avrebbe insinuato un <strong>progetto per colpire</strong> il suo gruppo. “Il fatto è che diamo fastidio. Finché rimanevamo rintanati in Emilia e Toscana, andava bene: appena però abbiamo cominciato a prendere lavori in tutti il Nord… Ma non c’è problema. Chi se ne ha a male, si rassegni: noi ci siamo. E anzi ci allargheremo anche al Sud”.</p>
<p><strong>Civis e People Mover: i lavori bolognesi nel mirino della magistratura</strong>. Il Consorzio Cooperative Costruzioni è un colosso che gestisce – tra i <strong>5 miliardi</strong> di euro del <strong>giro d’affari</strong> annuo – più di <strong>un miliardo in appalti</strong> e che ha partecipazioni in molti settori, dal brokeraggio assicurativo alla finanza con uno sguardo rivolto verso i mercati dell’Est europeo. Le cooperative che aderiscono al Ccc sono inoltre <strong>230</strong> mentre <strong>20 mila</strong> gli occupati nelle varie attività. Nelle sue <strong>realizzazioni</strong>, possono essere annoverati interventi su alta velocità Milano-Bologna, passante di Mestre, aeroporto Leonardo da Vinci di Roma e molto altro tra università, termovalorizzatori, tramvie, musei e teatri. E poi ci sono <strong>due opere bolognesi </strong>travagliate. La prima, il Civis, progetto che come ideazione risale all’ultimo periodo della giunta di Walter Vitali ed entra nella fase operativa con il sindaco <strong>Giorgio Guazzaloca</strong>, in carica dal 1999-2004.</p>
<p>Ad anni di distanza – e a polemiche divampate in più fasi tra Provincia e Comune con tanto di ricorsi al Tar – oggi la vicenda è materia della procura di Bologna che, oltre a Ccc (nella persona di Piero Collina), ha <strong>indagato</strong> i rappresentanti legali di società del gruppo Fiat, come Iribus e Maresca e Fiorentino, per reati che vanno dalla corruzione all’inadempimento di pubbliche forniture.</p>
<p>E poi c’è il People Mover, <strong>navetta su monorotaia</strong> che dovrebbe coprire, se mai verrà realizzata (i lavori dovevano partire lo scorso anno), i <strong>13 chilometri</strong> tra la stazione centrale di Bologna e l’aeroporto Marconi impiegando 7 minuti e mezzo. Per questo progetto, come per il Civis, Ccc si è aggiudicata la realizzazione e una concessione di 35 anni, entrambe in carico a una società costituita ad hoc, <strong>Marconi Express.</strong> Ma indagini della Corte dei Conti e della procura della Repubblica ora stanno cercando di <strong>chiarire aspetti</strong> legati alla suddivisione degli importi dell’intervento (<strong>90 milioni</strong> di euro), ritardi e modalità di gestione della gara d’appalto.</p>
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		<title>Rivoluzione? Ecco perchè non l&#8217;abbiamo ancora fatta.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 19:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcomalaguti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Marco Malaguti &#160; &#160; Come tutti possiamo vedere e provare sopra la nostra pelle,  la crisi morde sempre più in profondità il nostro tessuto sociale, economico e culturale. I nostri governanti, da entrambe le parti, hanno prima negato, poi ammesso infine, negli ultimi giorni, enfatizzato enormemente il rischio economico che sta correndo il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=crevalcorepadana.wordpress.com&amp;blog=7526840&amp;post=462&amp;subd=crevalcorepadana&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Marco Malaguti</p>
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<p><a href="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/08/arrivo_a_ny2.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-463" title="Arrivo_a_NY2" src="http://crevalcorepadana.files.wordpress.com/2011/08/arrivo_a_ny2.gif?w=450&#038;h=233" alt="" width="450" height="233" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come tutti possiamo vedere e provare sopra la nostra pelle,  la crisi morde sempre più in profondità il nostro tessuto sociale, economico e culturale. I nostri governanti, da entrambe le parti, hanno prima negato, poi ammesso infine, negli ultimi giorni, enfatizzato enormemente il rischio economico che sta correndo il sistema Italia, stritolato nel carnaio della speculazione borsistica, a sua volta trainato dalla nostra scarsa capacità di crescere economicamente, dal nostro debito pubblico ormai decisamente fuori norma e dalla continua instabilità politica regnante nel parlamento. Soluzioni, al momento, non se ne vedono. Manovre fumose diventano ancora più tali nel chiacchiericcio estivo, con i parlamentari che si rimpallano responsabilità e accuse dai rispettivi luoghi di villeggiatura. Ammissioni, negazioni, ricatti, capricci e slogan rendono difficile al cittadino capire cosa effettivamente sarà fatto per lui, o meglio, per la salvezza dello Stato, il quale deve pagare i suoi debiti per evitare di far fallire il baraccone dell&#8217;euro, già pericolsamente messo in discussione dal comportamento economico poco chiaro di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo. Un eventuale crac greco sarebbe già un discreto testacoda lo sgangherato carrozzone euromonetario, mentre un default italiano o spagnolo metterebbe definitivamente la parola fine sul sogno della moneta unica dopo appena un decennio di vita. Il mercato del lavoro, già sferzato prima dal ciclone dello stallo e della delocalizzazione degli anni &#8217;90, e spazzato poi dall&#8217;uragano della recente crisi nata negli States (ricordiamo ancora,<strong> a causa dei mutui subprime erogati per garantire una casa ai neri e agli immigrati che non potevano permettersela</strong>). Il mercato del lavoro, peraltro reso una giungla dalle leggi bipartisan che hanno aperto la strada alla precarizzazione selvaggia, in primis la famosa <em>legge Biagi</em>, cui il nome del giuslavorista è stato appioppato in modo da renderla una specie di feticcio incontestabile, è da allora un luogo dove è sempre più difficile destreggiarsi per trovare non tanto un impiego, quanto piuttosto un impiego che corrisponda alle personali inclinazioni di ognuno ed agli studi che sono stati compiuti in un arco di tempo anche lungo. La laurea, trasformata ormai in carta straccia dall&#8217;ordinamento triennale della stragrande maggioranza delle facoltà, lungi dall&#8217;essere la garanzia di gioia e ricchezza perpetua che i nostri genitori ci hanno sempre descritto, è diventata anzi un peso, una palla al piede che, se possibile, va omessa dai curriculum, a meno che non sia una laurea in economia, il che rende bene l&#8217;idea sulle precedenze che mantengono in vita la nostra società. Un datore di lavoro oggi non cerca tanto l&#8217;istruzione, quanto l&#8217;esperienza, e chi si è intrattenuto in un percorso di studi triennale, magari con annessa specializzazione, è visto come un bamboccione, termine coniato dal simpatico defunto ministro prodiano Padoa Schioppa (membro della commissione Trilateral) una persona che si è persa a studiare trastullandosi nell&#8217;ovattato bozzolo universitario lasciando altri più furbi e laboriosi a farsi il mazzo a spostare bancali e mettere in ordine la merce nei magazzini. Non facciamoci commuovere troppo, spesso il datore di lavoro ci vede giusto, e di fannulloni e familisti &#8220;geni incompresi&#8221;  le università sono strapiene. Ma è anche vero che tanta gente è mossa dalla passione, si è laureata nei tempi previsti ed  stata poi fregata una volta arrivata la fine; o meglio, questo è quello che percepisce. Perchè la fregatura, ahinoi, c&#8217;è stata ben prima. Ricordate, e qui mi rivolgo a chi è nato dal 1985 in poi, quando ci veniva detto che nel 2000 saremmo stati tutti laureati? Che dei lavori pesanti non ci sarebbe stato più bisogno perchè sarebbero arrivati gli immigrati a farli per noi? Bene quel momento è arrivato, ma ci siamo accorti soltanto ora che non possiamo essere tutti avvocati, tutti medici, commercialisti. Le lauree-cartastraccia hanno prodotto un esercito di dottori che però non sanno dove dottorare, non soltanto perchè una volta si laureava un ragazzo su dieci e oggi chi non si laurea è considerato un vile plebeo, ma anche perchè gente che magari si è laureata negli anni 50 non schioda ancora il fondoschiena dalle poltrone che questi giovani laureati hanno sognato sobillati da genitori entusiasti ed insegnanti imbelli. Non solo il mercato è diventato drammaticamente competitivo, con la conseguente inflazione di raccomandazioni, do ut des economici e sessuali, ma nella mischia ci si sono gettati pure i &#8220;nuovi italiani&#8221;, i quali con la loro disponibilità al lavoro quasi schiavistica hanno finito per inquinare il mercato delle professioni più modeste, ma non meno decorose, rendendole sottopagate e poco sicure anche dal punto di vista fisico, oltre che economico. Molti dei giovani laureati resisi conto che della loro laurea potranno farne al massimo carta da parati, stanno tentando di ripiegare nelle mansioni più umili (fabbriche, agricoltura e manovolanze varie), ma volto lo sguardo verso quel mondo hanno scoperto che il gioco delle sedie era già cominciato, e su quelle sedie c&#8217;erano degli stranieri. Se anche per fare il magazziniere, il passacarte ed il muratore serve una raccomandazione possiamo facilmente concludere che il paese, per lo meno nel suo areale economico-produttivo, è in coma profondo. Che fare dunque? Adeguarsi e accettare uno stipendio col quale ci si può sì permettere la birretta e il cinemino, ma col quale mantenere una famiglia lo si può fare solo in Niger? Rimettersi a studiare? Oppure continuare a vivacchiare a casa dei genitori facendo giusto qualche serata in pizzeria per pagarsi giusto la birretta e una settimana al Lido degli Scacchi? Sono tutte prospettive avvilenti, umilianti e frustranti per chi è stato educato all&#8217;etica dell&#8217;autonomia e del mantenersi con le proprie forze (i laici) e per chi è stato cresciuto con l&#8217;idea che la più grande realizzazione dell&#8217;uomo e della donna fossero la formazione di una Famiglia (i Cattolici). Entrambe le cose vengono precluse al 90% dei giovani freschi freschi di studi, anche di liceo, che si buttano nel mondo del lavoro. La colpa è di tutti, degli ipocriti che hanno venduto a bambini ingenui e genitori stupidi il miraggio di un ventunesimo secolo castale, dove gli immigrati avrebbero fatto la parte dei parja nelle fabbriche e noi dei bramani, tutti dirigenti, <em>executives</em> rampanti della <em>new economy</em>, oggi in corso di decadenza a causa di neri e latinos insolventi. La colpa è anche di studenti miopi, che in un mondo dove la Cina si affacciava in massa a colpi di microchip e tecnologia informatica, si sono buttati in massa in corsi di studio come lettere antiche, archeologia e scienze della comunicazione. Come se tutti potessimo essere professori di greco, archeologi, giornalisti, mentre avremmo un vitale bisogno di falegnami, carpentieri, infermieri, elettricisti, membri delle forze dell&#8217;ordine. Alle soluzioni di prima se ne aggiunge un altra, molto allettante, che è poi il tema di questo articolo. Se magari, come molti ex studenti hanno fatto, avete visitato durante gli studi paesi esteri dell&#8217;Europa occidentale e settentrionale, magari col progetto Erasmus, siete sicuramente stati sedotti dal prodigioso welfare-state nordico, dal meritocratico mercato del lavoro britannico, dall&#8217;efficienza delle infrastrutture germaniche. E allora perchè non provare l&#8217;esaltante esperienza di <strong>emigrare?</strong> Il miraggio di una facile evasione dalla macelleria sociale che è l&#8217;Italia verso il mitico nordeuropa o addirittura il mai tramontato sogno americano è un mito che alimenta ancora miraggi e voglia di fuggire in molti della mia generazione. Solo nei miei contatti più stretti possono annoverare ben due emigranti, uno classe 88, l&#8217;altro 89, menti valide ed agili, residenti ora rispettivamente in Baviera e negli Stati Uniti. Le percentuali di chi però fugge dall&#8217;Italia sono ben altre. L&#8217;Unione Europea ha calcolato che, numericamente, il primo popolo europeo ad emigrare è quello romeno. Un milione e novecentomila romeni hanno lasciato la Romania per trasferirsi in altri paesi europei (un milione dei quali, comunque, in Italia). Ma subito dopo c&#8217;è l&#8217;Italia, con un milione e duecentomila espatriati. Uomini e donne, convinti che oltrefrontiera troveranno l&#8217;Italia che hanno sempre sognato, certo, senza spaghetti fatti come si deve e caffè espresso indecente, ma con lavori a tempo indeterminato, ben pagati e pensioni sicure. Nella immensa Russia degli zar la rivoluzione bolscevica, che malgrado tutto ha trasformato uno stato agrario e sottosviluppato in una potenza a livello mondiale, è stata condotta da meno di trecentomila persone. Che perdita possa essere 1,2 milioni di abitanti giovani (quindi merce rara, per un paese nel quale l&#8217;età media è 43,3 anni) per l&#8217;Italia può essere più facilmente immaginato che non scritto. L&#8217;emigrazione massiccia in corso dalla Romania ha causato la situazione paradossale per cui, mancando forza lavoro giovane ed attiva, gli imprenditori romeni, felici di poter economizzare, hanno ripiegato su manovolanza estera. Non è difficile a Bucarest come a Timisoara o Costanza, vedere sulle impalcature un gran numero di muratori e manovali africani, bengalesi e pakistani. E dire che la Romania non è esattamente l&#8217;immagine che abbiamo del luminoso occidente. E&#8217; il capitalismo baby, il circolo vizioso delle frontiere aperte si è messo in modo, e fermarlo sarà un&#8217;esperienza traumatica. Molti cosiddetti &#8220;antipolitici&#8221;, tra i  quali sicuramente c&#8217;è <strong>Beppe Grillo</strong>, ma anche il bravo economista <strong>Eugenio Benetazzo</strong>, più volte citato in questo blog, continuano a rimanere sorpresi di fronte al popolo italiano che passivamente assiste alla macelleria sociale dei giovani, non capacitandosi di come i genitori, ma soprattutto i diretti interessati, non tentino nemmeno di protestare contro il loro destino rapinato dalle oligarchie finanziare e dagli immigrati terzomondiali. Che fossimo un paese di individualisti lo abbiamo sempre saputo, basta guardare nella storia per rendersene conto. Il pur splendido Rinascimento, non è altro che il prodotto dello sfrenato individualismo delle signorie di un&#8217;Italia appena uscita da un duro medioevo. I genitori, sistemati come sono con lavori a tempo indeterminato e pensioni sicure, non sembrano molto preoccupati dalla sorte dei loro figli, reagendo a volte con malcelato disprezzo: &#8220;è colpa tua che non sai farti largo nel mondo del lavoro&#8221; o ancora &#8220;non sei scaltro come tutti gli altri&#8221;, oppure il più delle volte con semplice disinteresse. I giovani d&#8217;altro canto, hanno mille scappatoie pronte, delle quali l&#8217;emigrazione è forse la più esaltante e impegnativa, ma questo non pregiudica il fatto che molti la scelgano. Le rivoluzioni, anche democratiche, si fanno quando la gente è disperata, quando ha fame e non ha più chances, fino a che il frigo è pieno, o mezzo pieno, i rivoluzionari rimangono pochi idealisti che finiscono in prigione o nei guai immediatamente. Questa è la situazione attuale. Il trattato di Schengen garantisce libera circolazione all&#8217;interno dei paesi dell&#8217;unione, favorendo il compulsivo muoversi attraverso i confini europei di sempre più vaste masse di persone alla ricerca di migliori situazioni lavorative. La presenza della scappatoia &#8220;migrazione&#8221;, è il miglior antidoto alle rivoluzioni nazionali. Perchè infatti io dovrei migliorare il mio prato quando posso liberamente andare in quello del mio vicino, che è così verde? Al vicino, quanto a me, è proibito protestare. Se protestiamo siamo incivili, retrogradi e pericolosi nostalgici fascio-medievalisti. Lo storico militare romano Vegezio Flavio, nel suo &#8220;<em>l&#8217;Arte della Guerra Romana&#8221;</em> sottolinea l&#8217;importanza di lasciare al nemico sempre una via di fuga, per evitare che la forza della disperazione possa portarlo a predere ogni remora ed a combattere tanto ferocemente da rendere possibile un ribaltamento delle sorti della battaglia. E&#8217; quello che fa Schengen, la frontiera aperta è la via di fuga per noi poveri Galli impauriti, fino a che avremo la scappatoia aperta dell&#8217;emigrazione nessuna rivoluzione sarà mai possibile in Italia. Se ne faccia una ragione Beppe Grillo, che penso abbia capito che l&#8217;emigrazione è dannosa, ma non abbia trovato il filo conduttore che la lega alla nazionale apatia giovanile. Masse di giovani che potrebbero davvero ancora cambiare questo paese vengono continuamente drenate verso il Regno Unito, la Germania, il Benelux e gli Stati Uniti, dove saranno umili scribacchini impegnati a farsi accettare come nuovi cittadini, perchè, ricordiamo, i colorati hanno raggiunto anche tutte queste località, perciò i nostri espatriati saranno bravi ragazzi ammodo, senza velleità ribellistiche (magari ostentate in patria), impegnati a mostrarsi più servili degli immigrati in quei paesi. Gli espatriati lasciano dietro di sè un paese disossato, un verme pensionato che si contorce sotto il peso delle sue stesse infrastrutture, incapace di mantenerle, e ancor più incapace di far fronte alle &#8220;esigenze&#8221; dei nuovi italiani i quali hanno sempre più pretese che vengono sempre accontentate in cambio di una durevole, non si sa per quanto, pace. E così, un paese sempre più in crisi continua ad attrarre sempre più disperati, mentre la linfa vitale, la sua gioventù, quella che davvero potrebbe cambiare le sorti di un paese, perchè, senza voler essere classisti, i paesi sono cambiati dagli studiosi e dalle menti, e non dalle braccia dei manovali, viene cacciata fuori a calci perchè incapace di conformarsi ai dettami del nuovo ordine mondiale. Italiani in Germania, tedeschi negli Stati Uniti, statunitensi in australia, australiani in India e indiani in Italia. Questa è l&#8217;economia mondiale, il villaggio globale, che è il primo gradino per lo <strong>Stato Mondiale,</strong> uno stato dove saremo tutti disperati, tutti nomadi, vagando come caribù alla ricerca di pascoli migliori, a seconda dei capricci di agenzie di rating, gestite da chissà chi (ma qualche idea ce l&#8217;ho) e delle tempeste delle mode virtuali. Sono il primo ad aver avuto e ad avere tuttora tentazione di emigrare, ma è importante provare a restare, provare a ribellarsi qui, perchè questo è il nostro paese, malgrado tutto, qui siamo nati, qui è casa nostra, e la rivoluzione non la faranno per noi i tedeschi o gli inglesi, nè, men che meno gli immigrati. Nostro è il compito di salvare l&#8217;Emilia, l&#8217;Italia, l&#8217;Europa, questo non sarà possibile fino a che non sarà nata una consapevolezza di legame emiliano, italico, europeo. Qualcosa insomma che rinsaldi i vincoli di sangue, etnici, linguistici e culturali e che ci metta tutti contro i disegni dei tiranni economicisti delle borse, fondate sul niente, ma per questo dobbiamo avere il coraggio di fermarci, perchè solo da fermi potremo sentire davvero le nostre radici e metterne di nuovo. Citando Battiato: dobbiamo dormire col sacco a pelo, per sentire il contatto con la terra. Dobbiamo avere il coraggio di avere dei figli, di vederli crescere senza i game boy che abbiamo avuto noi. Dobbiamo avere il coraggio di accettare una nuova povertà. Prospettiva avvilente in un triste grigio contesto urbano, ma placido dannunziano riposo notturno, se condotto lontano dalle luci, lontano dalla promiscuità, lontano dalle città dove la plebe multirazziale imperversa e governa.</p>
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